Un filo elettrico e una croce


Lo sguardo contagioso della misericordia

Ci sono domande che non possono essere facilmente evase, perché ci toccano nel profondo del cuore. Si tratta, allo stesso tempo, di domande che ci sfidano, a cui spesso non troviamo via d’uscita perché ci ostiniamo a dare un risposta solo teorica, quando, invece, la risposta non può venire che dalla ricerca di vita. Per me una di queste domande è quella sul significato della misericordia cristiana. Cercherò di mostrare quella che, per me, è una (possibile) risposta, non tramite chissà quali riflessioni, ma tramite l’esempio di una persona che ha saputo incarnare concretamente la misericordia, senza retorica.

Se si parla della misericordia che Dio ha per noi esseri umani (penso alla parabola del Padre Misericordioso nel Vangelo di Luca, al capitolo 15), si parla già di un mistero sicuramente grande, che, tuttavia, nella difficoltà che comporta comprenderlo, si riesce in qualche misura ad accogliere. Però, quando Gesù chiede a noi di essere misericordiosi, di perdonare i nemici, di porgere l’altra guancia… mi viene addosso un forte senso di contraddizione, come un’onda che mi respinge dalla meta che desidero raggiungere.

Infatti, oltre a sentire la difficoltà indiscutibile nel realizzare ciò che Gesù propone, percepisco un forte senso di ingiustizia. Essere misericordioso, significa in fondo essere arreso al male, subirlo in una maniera passiva? Proprio quel male che invece andrebbe combattuto attivamente? Non opporsi al malvagio, così come è ben descritto nel celebre passo del Vangelo di Matteo che segue le Beatitudini, non è un segno di debolezza e incapacità di fronte al male? Avrebbe allora proprio ragione Nietzsche, dicendo che, alla fin fine, il cristianesimo è una religione che, predicando pietà, compassione e misericordia, non ha fatto altro che passare come essere falliti e deboli sia una virtù. D’altro canto dentro di me non mi arrendo, e sento che essere misericordiosi non è da deboli, e può cambiare davvero il cuore delle persone.

Per me è stato illuminante, tra i tanti esempi di misericordia che si potrebbero citare, quello del cardinale vietnamita Van Thuan, morto nel settembre del 2002. Fu vittima negli anni ’70 della persecuzione anticristiana del regime comunista del suo paese. Rimase per ben nove anni in carcere di isolamento con guardie che lo controllavano a vista. Comunicando tramite biglietti che poteva inviare ai suoi familiari, facendolo spacciare per una medicina contro il mal di stomaco si faceva spedire del vino, e con delle briciole di pane diceva Messa ogni giorno di nascosto, recitando a memoria le preghiere. Riuscì a coinvolgere, sempre nascostamente, altri detenuti nella celebrazione, e le guardie erano ammirate della sua bontà d’animo, tanto che alcune si avvicinarono alla fede. Le autorità furono costrette a cambiare continuamente il picchetto, per evitare conversioni fra le guardie, ma inutilmente.

Un giorno Van Thuan chiese a una guardia del filo elettrico. La guardia pensava che il detenuto volesse togliersi la vita, ma egli spiegò che desiderava semplicemente costruire una croce. Nei giorni seguenti la guardia venne col materiale e costruirono un croce. Dopo la prigionia Van Thuan fu esiliato per sempre dal suo Paese natale, e ora è in corso una causa di beatificazione.

Van Thuan seppe adottare un atteggiamento di fronte al male che incontrò tutt’altro che debole e arrendevole, e incarnò davvero l’amore per i nemici del vangelo. Secondo me, le persone che incontravano Van Thuan  cambiavano perché si sentivano guardate dallo stesso sguardo misericordioso senza giudizio che Dio ha nei confronti di ogni uomo, uno sguardo che non punta al male o al peccato, ma desidera che ogni essere umano sia… umano, non schiavo del male, libero e capace di vivere una vita piena.

Forse quello di Van Thuan sembra un esempio distante, ma Papa Francesco ci ricorda che esistono anche tantissime persone che vivono una “santità ordinaria”, nascosta, ma fanno delle loro vita un grande dono senza calcolo di sé e un esempio di misericordia. Basta forse aprire gli occhi e lasciarsi contagiare, proprio come era contagioso Van Thuan.

(Due link utili per leggere qualcosa sulla figura di Van Thuan:

MAGISTER, S., «Nguyen Van Thuan. Il cardinale martire», 2002, articolo web: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/7660.html; e http://www.santiebeati.it/dettaglio/88202)


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