La volontà di Dio è la realizzazione dell’uomo


Quando si parla di volontà di Dio si entra in un campo non scontato. Il discorso della volontà di Dio è problematico perché tocca profondamente la dimensione della libertà umana. Su questo tema viviamo in genere una certa schizofrenia, spesso inconsapevole. Come osserva Michel Rondet (gesuita), da un lato sarebbe bello e vorremmo, di fatto, in momenti bui e di dubbio della vita sapere qual è la volontà di Dio, per non avere difficoltà a compiere delle scelte. Sarebbe in fondo molto comodo.

Dall’altro lato è evidente che l’immagine di un Dio che in qualche modo sa tutto, perché, in quanto onnipotente, non può che aver previsto tutto il disegno della storia umana senza alcuna sorpresa per Lui, crea dei grossi problemi, che nei secoli sono anche stati oggetto di discussione filosofica. Al di là dei dibattiti legati al tema, fondamentalmente la conseguenza è che una tale immagine di Dio è mostruosa, inaccettabile nel suo togliere all’uomo la bellezza di poter essere artefice della propria vita e della proprie scelte. È chiaro che qualcosa in tutto questo stride. L’uomo, se si rivolge a Dio, è perché ritiene nel suo cuore che questo Dio possa rispondere a un desiderio di felicità e vita piena, che non può che accadere nella libertà della persona. Chi non è libero non è felice.

A questo riguardo Simone Weil, pensatrice e filosofa francese di origine ebraica del primo Novecento, avvicinatasi nella sua riflessione al cattolicesimo senza però essersi convertita, nella sua opera “Attesa di Dio” parla di come, all’interno della propria esperienza spirituale, ci sia stato un momento dove abbia concepito la vocazione come un’esistenza fondamentalmente predeterminata in ogni evento singolo. Questo sarebbe profondamente liberante, osserva Weil, in quanto libera dal rischio di fare scelte sbagliate e non autentiche sulla propria vita.

In un certo senso toglie la preoccupazione di fare qualsiasi scelta. Ma toglie anche la libertà, e rivela un po’, a mio avviso, la paura di fare degli errori. Come può essere veramente felice una vita del genere?

Nella storia della salvezza è fondamentale il concetto di alleanza tra Dio e l’uomo. L’alleanza dei primi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe, e poi la Nuova Alleanza di Gesù. L’alleanza non può che avvenire dall’incontro di due volontà libere. Dio innegabilmente ha una volontà su noi ed è che, come persone, cioè esseri unici, liberi, irripetibili, realizziamo ciò che siamo. Non può averci creati per non essere ciò che siamo, sarebbe una contraddizione in termini! E quindi la volontà di Dio rispetta profondamente anche quella che è la nostra volontà di rispondere al Suo Amore, che è totale e incondizionato. Ciò significa che la vera perfezione e onnipotenza di Dio è nell’amore, che, se autentico, si dona completamente, lasciando però l’altro libero nella sua risposta (è incondizionato, appunto). Se si ama veramente non si ama per interesse.

Usando una metafora, forse trita, possiamo dire che il Signore ci dà dei colori, ma lascia che siamo a noi disegnare il disegno della nostra vita. Possiamo decidere: se farlo da soli o farlo con Lui, e Lui ci lascia liberi. Se lo facciamo con Lui sarà un disegno d’amore, di piena libertà e di piena realizzazione della nostra persona, perché Dio non ha altra volontà che questa.


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