Toccare la Pasqua

La resurrezione in tempo di quarantena

Come ho vissuto la Pasqua gli scorsi anni? Se sono un cristiano “praticante”, magari immerso nella comunità di appartenenza, nei suoi riti carichi di millenni e gesti anticamente nuovi, o forse offrendomi ad una esperienza diversa, una Pasqua itinerante come volontario in una delle tante frontiere del mondo. Se non sono cristiano, o non frequento le liturgie, magari sono stato in vacanza, ne ho approfittato per conoscere una cultura nuova, forse mi sarò incrociato con una processione, una via crucis, delle tante che affollano le strade del mondo durante la Settimana Santa. O l’ho vissuta in un modo diverso da quelli qui elencati… e posso farne memoria.

Come ho vissuto la Pasqua quest’anno? Di certo, sono rimasto a casa. Costretto da un’improvvisa frenata a fermare quelli che erano i miei ritmi di sempre. Ho riscoperto la comunità a me più prossima, la famiglia, o chi condivide con me la casa. Chissà se ho vissuto un tempo di lutto, per quei tanti sepolcri che abbiamo chiuso in queste settimane, per quei tanti occhi che si sono chiusi senza una carezza.  Un vecchio vestito di bianco è entrato con più frequenza dalla finestra dei miei social e dalla tv, in una scenografia potentemente vuota, armato solo della storia di un “uomo” crocifisso e risorto un paio di millenni fa.

Nel bel mezzo di una quaresima che sembra ancora non voler finire, in preda alla paura di un nemico invisibile, che insidia la morte nella stessa vita che respiro, risuona l’annuncio della resurrezione. Risuona con tutta la sua debole forza, con la delicatezza di chi affida al vento il suo seme, sperando che terra fertile e fresca rugiada lo facciano germogliare.

I racconti della resurrezione sono questo piccolo seme. Dopo il dolore della passione, dopo che Dio risponde alla sofferenza facendosene carico nel corpo del Figlio, apre per sempre la terra scura che seppellisce i suoi figli, ma con l’invisibile forza di un seme.

26. Vermiglio, Giuseppe - Incredulità di San Tommaso | Caravaggio ...

Tra i diversi racconti della risurrezione, questa invisibile forza, forse uno è più adatto alla Pasqua di quest’anno. È l’apparizione a Tommaso, l’unico racconto dove Gesù risorto si lascia toccare (Gv 20,24-29).

«Ma come, già non ricordo quando è stata l’ultima volta in cui ho stretto una mano e mi parli di Gesù che si lascia toccare?»

Sì. Perché è a partire dall’assenza di qualcosa che posso coltivarne il desiderio.

Tommaso si era chiuso – un po’ come noi di questi tempi -. Anche quando l’annuncio della resurrezione era arrivato, lui non l’ha accolto, ha continuato a vivere il suo lutto per la perdita dell’amico e la sua delusione di fronte a un Dio debole.

È Gesù che va a cercarlo e gli dice: «Toccami! Proprio lì, nel mio costato ancora aperto. Vedi Tommaso, la vita risorta che ti ho promesso, non chiude le ferite. Le lascia aperte. Come finestre che si affacciano su un mondo sempre ferito, sempre bisognoso di qualcuno come te, che possa toccarle, che possa cominciare a sanarle con le sue povere mani, che possa continuare quell’impasto creatore che ha dato inizio a ogni vita».

Incredulità di san Tommaso (Caravaggio) - Wikipedia

Quante povere mani stanno oggi continuando a curare, dagli ospedali alle mense… privilegio di pochi che fa più sacro il solenne gesto del toccare, estensione di quella mano tremante di Tommaso, mani che penetrano il mistero della vita e fanno Pasqua!

Forse, quest’anno, nel mio cuore – nel mio costato aperto – la Pasqua arriverà più tardi del calendario, ma quando arriverà, dopo questo lungo Venerdì Santo, sarà la più viva di sempre. Sarà una Pasqua da toccare, dove il Risorto non è un’aura di luce, ma pane di carne che mi nutre facendosi sanare.

 

Immagine di copertina: Photo by Marc-Olivier Jodoin on Unsplash

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