La cattedrale e l’Averla


Per cosa ti impegneresti a raccogliere fondi?

L’incendio della cattedrale di Notre Dame, avvenuto lo scorso 15 aprile, ha destato grande emozione nel mondo e suscitato risposte generose: all’appello del Presidente Macron, nel giro di pochi giorni sono stati raccolti, da donazioni pubbliche e private, 859 milioni di euro per il restauro della storica chiesa di Parigi. Ai 200 milioni versati dalle famiglie Arnault e Bettencourt hanno fatto eco le tante donazioni di cittadini – evidentemente dal budget più modesto – raccolte dalla Fondation du Patrimoine.

L’Averla capirossa (Lanius senator) è un passeriforme che nidifica in Italia e sverna in Africa subsahariana. Ha in comune con Notre Dame il fatto che rischia di fare la stessa fine: scomparire. La specie è stata inserita fra quelle “a rischio critico” dal comitato italiano della International Union for Conservation of Nature (IUCN). Il motivo principale è la riduzione del suo habitat a causa della gestione dei territori da parte dell’uomo. A differenza della cattedrale parigina, è estremamente improbabile che si riesca a raccogliere, per salvare la sua presenza in Italia, una somma pari allo 0,1% dei fondi per Notre Dame.

Il confronto è pertinente? Non lo so ma mi permetto proporre una doppia considerazione, da raccogliere a seconda che il lettore o la lettrice abbia o non abbia una sensibilità religiosa.

Per chi non è credente, l’Averla è il prodotto di milioni di anni di evoluzione e ha una struttura infinitamente più complessa di qualsiasi cattedrale o altra opera di architettura.

Per chi è credente, questo uccello è stato fatto da Dio in persona e fa parte di quelle creature, delle quali la Bibbia dice: «egli ha creato tutte le cose perché esistano» (Sapienza 1, 14).

Ma il paragone continua a zoppicare per un motivo di fondo. Notre Dame rappresenta, anche agli occhi della società secolarizzata, la storia della Francia. L’Averla capirossa, invece, per noi non significa nulla. E così le altre 42 specie di insetti, uccelli, mammiferi, rettili, pesci e anfibi ad alto rischio in Italia. Non rappresentano nulla.

 

Quale lezione possiamo imparare? Che l’uomo non si mobilita se non intercetta una dimensione simbolica in grado di motivarlo. La conoscenza “oggettiva” e scientifica dei dati non basta. Per agire in modo etico, abbiamo bisogno di capire “che senso ha” una certa cosa, “che cosa significa” e “che cosa rappresenta”.

Ma qui c’è una buona notizia: quando si parla di natura, noi possiamo attingere a un repertorio simbolico vastissimo. Nella Bibbia, per esempio, c’è un senso religioso molto forte della natura, veicolato principalmente, ma non in modo esclusivo, dal concetto di creazione. Il Corano, il Talmud, i Veda, ecc. pullulano di animali e vegetali. La letteratura e l’arte da centinaia d’anni trovano ispirazione nel mondo naturale. Per molte persone non credenti, la natura evoca la trascendenza da sé e suscita stupore per il fenomeno della vita. Al credente, essa ricorda il dono della vita da parte del Creatore. Questa dimensione interculturale del rapporto con la natura rappresenta un patrimonio prezioso di dialogo civile. Qualunque sia la tua cultura o religione, tu puoi “vedere” nell’ecosistema qualcosa che ti motiva ad apprezzarlo e a proteggerlo. Questo può anche diventare un fattore di coesione nella nostra società multiculturale: partendo dall’urgenza della crisi ecologica, possiamo mettere a confronto le nostre visioni della natura, che diventa così anche un canale d’accesso per conoscere altre culture e filosofie di vita.

La domanda dalla quale dovremo partire sarà allora: che cosa rappresenta per te la natura? Che cosa vedi in un’Averla capirossa?


L'Autore

author photo

Our latest posts

Our popular posts