Star Wars, una bella storia


Ma dove sono finiti i Jedi?

Attenzione:  contiene spoiler!

Questo non è un articolo di critica cinematografica o una disquisizione erudita. È un punto di vista.  Una linea personale di spunti per la vita, dall’ultimo film di una serie che ha appassionato generazioni.

Forse alcuni saranno rimasti delusi da una storia semplice o scontata. Il mio intento è solo condividere qualche traccia interessante.

Ci sono tre personaggi che vorrei riprendere: l’imperatore, sua nipote e il rinnegato. C’era una volta un cattivo nascosto che minacciava il mondo, l’eroe andò a combatterlo, il servo del nemico diventò un alleato dell’eroe e insieme, in un ultimo sacrificio, sconfissero il male.

Sembra una favola. E infatti mi ricorda il lavoro che V. Propp fece sulle fiabe popolari russe. Propp aveva identificato alcuni ruoli fissi delle favole, dove alcuni personaggi si distinguevano per la loro funzione. In Star Wars – The Rise of Skywalker, Palpatine, Rey e Ben Solo sarebbero rispettivamente l’antagonista, l’eroe e l’aiutante.  Fin qui sembra tutto ovvio. Ma siamo certi che una favola sia così ovvia da non parlarci oggi?

 

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Guardo questi personaggi in prospettiva dalla scena dello scontro finale, dove l’epilogo è rivelativo. L’imperatore è presentato come colui che aspettava in un antro oscuro e sconosciuto, luogo dove il male si annida, nelle favole come nella realtà. Agisce e muove i fili delle storie da lontano, come un marionettista in una storia per bambini. Usa gli altri come mezzi. A sua volta però è dipendente da una macchina perché la sua non è più vita. In effetti sembra che sia solo la volontà di potere illimitato e l’uso della tecnologia che questo potere mette a disposizione a tenerlo in vita.  I suoi servitori sono esseri di cui non si riconoscono le fattezze e bendati. Persone senza volto.

La nipote, Rey, è l’antitesi di una principessa delle favole e combatte per il bene. I maestri della strada del bene, Luke, Leia e i suoi amici hanno puntato su di lei le loro speranze. Ma il suo passato è oscuro. Perché appartiene alla genia dell’imperatore, di colui che aveva ridotto la galassia alla schiavitù. La sua storia è in gran parte la fatica di districarsi in una vita in salita, appesantita dal fardello di scelte fatte da altri. Le scelte di qualcuno che non ha mai conosciuto, ma che sono attuali anche adesso. Ma è anche una storia costellata di volti amici con i quali si condividono sentimenti e il sogno di un mondo più giusto. Persone che deve imparare a non controllare. Rey è l’eroina che non sapeva di esserlo. Scoperte le sue origini, non sente neanche più il desiderio di esserlo.  Forse una storia simile alle nostre. Nella scena finale, l’imperatore chiede alla nipote di ucciderlo, chiede un sacrificio perché il suo spirito di dominio entri in lei e attraverso di lei possa tornare a governare. Il male, l’opportunismo che opprime e soffoca, prende la forma di uno scambio, di una semplice transazione, che sembra l’unica scelta da fare.

 

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Nella tradizione cristiana il sacrificio è motivo di salvezza. In questo caso però il sacrificio può essere strumento di condanna per la galassia. Ma di fronte a questo Rey sembra non avere altre scelte. Tipico del male è far apparire la sua strada come l’unica soluzione possibile. Accetta questo scontro e lo perde dando la propria vita con Ben Solo all’imperatore.  Il male prende corpo, le paure prendono il sopravvento.

Qui però si rivela una svolta interessante, proprio perché il male prende corpo, può essere combattuto. In aiuto di Rey sopraggiungono gli spiriti dei Jedi precedenti.  Curioso che siano gli Spiriti e non le macchine dei Jedi che, passando lo spazio, come in risposta ad un’estrema preghiera, sopraggiungono. Coloro che la conoscono per nome possono sostenerla in questo momento. Sostengono il suo impegno perché conoscono la fine della storia?

No, ma perché credono che sia la scelta giusta da fare e hanno fiducia in lei. Desiderio di giustizia e fiducia negli altri. Per questo Rey può vincere quel male imponderabile che aveva preso corpo. Allora cosa c’entra il rinnegato?

Il rinnegato è Ben Solo. Rinnegato perché abbandona prima la sua famiglia, poi uccide il padre, e infine dal lato oscuro si converte nuovamente al bene. È un errante. Nella scena finale combatte dalla parte di Rey e insieme perdono, dando le loro energie all’imperatore. È l’ultimo aiuto che le rimane, forse solo romantico, ma decisivo per riportare alla vita Rey. Non c’è nessuno in quel luogo a parte lui. Lui è l’Altro, l’altra possibilità, che il male voleva negare. Lui compie un secondo sacrificio, “dietro le quinte”, che le permette di vivere.

 

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Ma Ben è arrivato qui dopo un percorso. Nella dinamica interiore dello scontro di Rey con il suo passato, Ben sembra essere sempre l’altro, a volte il nemico, a volte l’amico, infine il compagno. Il punto è che rimane sempre colui che, fuori dalla sua vita, la sfida, la mette in difficoltà, la spinge a cambiare. Insieme costruiscono una relazione. Non a caso la loro è una relazione telepatica, come a segnare qualcosa al di là delle maschere, che entrambi devono portare. Infatti la relazione, poiché vera, fa maturare entrambi. Quando è accolto e graziato da Rey, rinnova se stesso e ricostruisce una vera relazione. Ben può riconoscere profondamente di avere ancora qualcosa di buono da dare. Si sacrifica per lei. Allora attraverso questa lettura, alcuni elementi mi fanno pensare a dinamiche che ritroviamo anche nella nostra vita, in grande e in piccolo.

Il male si nasconde spesso in atti obbligati, scambi necessari, spesso con poca chiarezza: “non puoi farne a meno” “o così o niente”. Tante volte conduce a pensare la nostra vita, o quella di chi ci sta accanto, come un binario unico destinato a finire male. Anche Ignazio di Loyola, nelle sue regole del discernimento di prima settimana, aveva riconosciuto questi segnali che fanno capire che ci si trova inviluppati nel male: pesantezza, assenza di prospettiva, fatica a trovare gusto, o nel nostro caso, colore, nel mondo.

Dall’altra parte, anche il desiderio di giustizia e di aiutare gli altri spesso nasce nella confusione, fra i tanti sentimenti che proviamo ma che, con esercizio, è possibile riconoscere. Il desiderio di bene si distingue perché è attorniato da volti e ha il sapore della fiducia. Nella tradizione cristiana è lo Spirito che dà luce e forza. La fiducia permette l’apertura ai nuovi incontri della nostra vita. Non solo, permette anche di vedere ciò che ci è sembra assolutamente lontano da noi in modo nuovo. E richiede tempo per dare i suoi frutti. Infine mi sembra che lasci quella possibilità che l’altro si sacrifichi per me, ovvero faccia di sua volontà qualcosa di rilevante e inaspettato per me. Questo è quel che Ignazio chiamerebbe la Grazia, che è sempre all’opera, anche quando non sembra.

 

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Ma alla fine di questa storia Rey rimane sola, senza ordine Jedi, senza prospettive. Qui si potrebbero far fiumi di teorie. Ma una domanda: quindi dove sono finiti i Jedi? Chi è il buono?

Forse questa volta la favola ci mostra che il buono è da cercare nella storia. Più precisamente nelle nostre storie, per quanto sembrino insensate e fuori posto. Proprio lì, dove crediamo di sapere come stanno le cose, ovvero dove tutto va al contrario di come dovrebbe. Proprio lì, in questo caos ostile, possiamo stupirci e riconoscere i segnali di ciò che è buono. E incamminarci. Non nelle favole, in astratto, ma nella nostra storia. Possiamo scoprire che sono i gesti e gli aiuti di Altri a renderci capaci di cambiare e ridonare qualcosa al mondo.


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