“Ripara la mia Casa”


Il fuoco di Notre Dame

Il fuoco di Notre Dame poche settimane fa, ha distrutto una delle più grandi cattedrali del mondo. Molte persone sono rimaste commosse, specialmente quelle che hanno assistito all’incendio più da vicino. Le reazioni sono state immediate, una catena umana è stata formata per salvare reliquie, opere d’arte e il Sacramento. Hanno collaborato vigili del fuoco, agenti della sicurezza, tecnici del Ministero della Cultura francese e il team arcivescovile.

La cattedrale è un sito che appartiene all’eredità religiosa e culturale, che è stato teatro di grandi momenti storici, epidemie, guerre, liberazioni, protagonista di libri e dipinti. Il governo francese ha dato una risposta veloce e determinata per la ricostruzione, con un ambizioso progetto a cinque anni. E allo stesso modo persone molto generose hanno già fatto importanti donazioni.

È impossibile sapere cosa ha provato ciascuna di queste persone, chi ha collaborato a minimizzare il danno e chi ha deciso di affrontare la ricostruzione. Sicuramente il sentimento che li ha mossi è un misto di tristezza, desiderio, senso di responsabilità e molte altre emozioni. Questo ha spinto tutti a mettere in gioco le loro capacità, sia esperienza a domare il fuoco, sia risorse economiche o altri talenti tecnici e artistici che saranno necessari negli anni prossimi.

Per molti, questa sensazione sarà stata simile a quella che Francesco d’Assisi racconta come chiave nel suo processo di conversione, quando sentì che Gesù di Nazareth gli disse “vai e ripara la mia casa, che è tutto in rovina”.

Francesco d’Assisi, come tanti ora fanno con Notre Dame, ha deciso di ricostruire una chiesa: la cappella in cui aveva avuto quell’esperienza. Per un certo periodo si impegnò nella riabilitazione di alcune chiese e luoghi di culto che erano in rovina. Questa occupazione lo portò a uno stile di vita che attirò alcuni adepti, e portò all’approvazione dell’ordine francescano.

Col passare del tempo, questi uomini passarono dal restaurare le chiese ad aiutare la Chiesa con la loro predicazione e la pratica del Vangelo (vita in povertà, chiedere l’elemosina, servizio ai lebbrosi, lavoro per i monasteri…). In questo modo hanno contribuito alla riparazione di cui la Chiesa aveva bisogno nel XIII secolo.

Anche oggi ne ha bisogno. Deve umilmente riconoscere che alcune cose concrete devono cambiare, e per questo ha bisogno di accogliere nuove prospettive e accettare critiche. Deve trovare il modo di liberarsi da ogni ostacolo che imprigiona lei e il messaggio del Vangelo, e fuggire l’immobilità e la rigidità. Per Francesco d’Assisi, riparare le chiese lo ha portato a lavorare in modo più radicale per la Chiesa.

Nel caso di Notre Dame, stiamo facendo il primo passo. Riparare quella chiesa è un invito per continuare a riparare la Chiesa.

Pubblicato originariamente in spagnolo su PastoralSJ https://pastoralsj.org/index.php?option=com_flexicontent&view=item&cid=10&id=2256&Itemid=119


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