Punti di vista


Un racconto di Natale

È da un po’ di tempo che siamo circondati di segni che, ogni anno, ci parlano del Natale dentro e fuori dalle nostre case e che, in qualche modo, finiscono col definirlo: colori, odori, melodie, sensazioni…

Proviamo allora per un attimo a chiudere gli occhi e ad immaginare di eliminare, una per una, proprio tutte le cose che fanno atmosfera intorno a noi: gli sguardi sognanti delle statuine del Presepe, le luci dell’albero, le decorazioni natalizie, forse la neve, certamente le luminarie, la carta e i nastri dei pacchetti, e chi più ne ha più ne… tolga!

Cosa resta? Poco o nulla? I nostri occhi sono capaci di vedere il Natale?

Nel vuoto che abbiamo creato, proviamo ad immaginare una scena. È notte. C’è una coppia di giovani ragazzi, i loro lineamenti e le loro voci non sono del luogo. Lei è palesemente affaticata e si appoggia sulla spalla di lui. Entrano in quello che sembra un ambulatorio, accompagnati da una donna matura. Sono stati respinti da ben due ospedali della città in cui si trovano… La solita storia dei periodi di festa: letti pieni e personale ospedaliero scarso.

La donna è un medico ostetrico da poco in pensione, che per caso quella notte si trovava a fare volontariato nell’ultima struttura visitata dalla coppia. Viste le condizioni della ragazza, ha portato i due nel suo piccolo studio privato, chiuso da mesi, per provare il tutto e per tutto.

Fa freddo, la luce è quella che è, ma almeno c’è acqua corrente. Mentre prepara l’essenziale per il parto, la donna viene a sapere che i due sono in città per adempiere ad alcuni inderogabili obblighi di legge. Hanno viaggiato molto, in condizioni non sempre falcili. In città non erano ancora riusciti a trovare un posto per la notte quando la ragazza è stata presa dalle prime doglie. E poi il vagare da ospedale a ospedale.

Una debole stufetta a bombola inizia riscaldare un minimo l’ambiente. Ed ecco, ancora una volta, il miracolo della vita. Un figlio d’uomo, un maschietto, che viene tenuto al caldo dal tepore di mamma e di qualche telo di fortuna. Il giovane padre osserva stupito questa nuova creatura, felice e tremante per questa nuova fragile vita e per il futuro che aspetta tutti…
Una scena lontana o vicina alla precarietà di tante situazioni intorno a noi?
I nostri occhi sono ancora capaci di vedere il Natale?

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio (Lc 2, 1-7).


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