Ascoltare l’avvento


Quando la musica può aiutare a pregare

Inizia l’avvento, periodo di preparazione al Natale, che noi cristiani viviamo in clima d’attesa per la venuta del Signore. In questo tempo, mi aiuta pregare con l’ascolto e la meditazione di alcune canzoni – testi di musica leggera – che rievocano il clima d’avvento. Vi propongo tre testi, che credo possono essere una buona porta d’ingresso per vivere l’atmosfera spirituale delle prossime settimane.

Vuelves – torni – (2015) della cantautrice spagnola Rozalén racconta il tempo del ritorno: torni / tanto inaspettatamente sempre torni / ma come avevo sperato, torni / quando ti credevo dimenticato sempre torni. Tempo che prende corpo nelle strofe che si animano d’immagini: l’acqua che evapora, una moneta lanciata in aria, un sorriso che si spegne, la foglia che cadde e volò, tutto torna. Parole, quelle di Rozalén, che ricordano il Qoelet – un testo biblico sapienziale -: «Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà. Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana; gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna» (Qo 1,4-6). La musica e la voce di Rozalén danno calore e spessore al ritorno, con un po’ di nostalgia, ma senza spegnere la speranza in esso. Proprio la speranza è la scintilla d’eterno che lascia questa canzone, fosse Dio a tornare o una persona cara – suo riflesso – che tanto bene aveva provocato.

Echi del Qoelet li ritroviamo anche in C’è tempo (2003) di Ivano Fossati: Dicono che c’è un tempo per seminare / E uno che hai voglia ad aspettare / Un tempo sognato che viene di notte / E un altro di giorno teso / Come un lino a sventolare (cf. Qo 3,2). Un testo che è un inno al tempo da vivere, da ricordare, da ascoltare e insieme un inno alla vita che lo riempie. Tempo che sa farsi silenzio: E saper raccontare ai nostri bambini quando / È l’ora muta delle fate; o imprevisto inatteso: C’è un giorno che ci siamo perduti / Come smarrire un anello in un prato. Tuttavia, tempo ancora carico di speranza e con spazio per il cielo: C’è un tempo bellissimo, tutto sudato / Una stagione ribelle / L’istante in cui scocca l’unica freccia / Che arriva alla volta celeste / E trafigge le stelle / È un giorno che tutta la gente / Si tende la mano / È il medesimo istante per tutti / Che sarà benedetto, io credo / Da molto lontano. Testo laico, quello di Fossati, in cui c’è spazio per l’avvento di un Dio che benedice da lontano, e che ci fa rivolgere gli occhi alle stelle, nella certezza che c’è tempo. C’è tempo è ripetuto come un ostinato, ha la forza di convincere a abitare il tempo in modo meno distratto e più aperto allo stupore. Brano da ascoltare nella versione di Fossati o in duo con Fiorella Mannoia, o di Marco Mengoni, accompagnati dalla dolcezza brillante del pianoforte e sontuosi inserti orchestrali con svolta pop sul finale…

Guarda l’Alba (2010) di Carmen Consoli ci porta, infine, al compimento di questa attesa: il giorno di Natale. La festa è raccontata con immagini e linguaggio che ne evocano l’atmosfera: la barba finta, la tavola per il pranzo, icone all’apparenza superficiali che danno spazio a versi più profondi: com’è preziosa la tua assenza / in questa beata ricorrenza, / ad oriente il giorno scalpita non tarderà… . Versi che dischiudono una certa teologia del Natale, fatta di beatitudine, oriente – punto cardinale che si associa alla nascita di Gesù – e l’invito a guardare l’alba che ci insegna a sorridere, / quasi sembra che ci inviti a rinascere, nell’eterno fluire del tempo dove tutto inizia, invecchia, / cambia forma, / l’amore tutto si trasforma. Un avvento dove l’ultima parola è l’amore, un amore che si fa nuovo.

Ecco che ascoltare l’avvento, può essere il concedersi un approccio spirituale a queste canzoni – provando ad ascoltarle in un clima di preghiera – che possa dare musica all’attesa di un Dio che torna, si manifesta, o semplicemente si fa presente alla nostra attenzione. In fondo, Dio avviene ogni qual volta gli facciamo spazio – orecchio – nella nostra storia.


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