Lezioni di Islam


Quanto ne sai veramente?

Di buon mattino, un uomo del Bangladesh, una donna italiana e un gesuita maltese entrano in una classe. Può sembrare l’inizio di una barzelletta ma non lo è …

Quest’anno, come parte della mia formazione di gesuita, sono stato incaricato di collaborare con il Centro Astalli, il servizio dei Gesuiti per i rifugiati (JRS, Centro Astalli), una ONG fondata nel 1980 dall’allora Superiore Generale dei Gesuiti, p. Pedro Arrupe SJ. L’obiettivo di questa ONG è proprio quello di accompagnare, servire e difendere i rifugiati. Il mio ruolo, nello specifico, è di supporto a un programma con le scuole, che mira a facilitare l’incontro di giovani studenti italiani con i rifugiati e con persone che professano una religione diversa dalla propria.

Pertanto, ogni mercoledì mattina accompagno un rifugiato o una persona di fede diversa (ebrei, musulmani, ecc.) in una scuola di Roma. Di solito incontriamo giovani adolescenti pieni di entusiasmo, ben felici di perdere qualche ora di lezione e sfuggire ai loro insegnanti per incontrarci.

La prima volta che sono andato in una di queste scuole sono stato accompagnato da Maria*, una dipendente del JRS (Centro Astalli) e mio tutor per le prime settimane di questa esperienza, e da Shamin*. Dopo aver presentato il Centro Astalli e il nostro progetto agli studenti, Shamim ha iniziato a parlare della sua religione, in particolare dei cinque pilastri dell’Islam, che ho scoperto essere: testimonianza di fede, preghiera (cinque tempi di preghiera al giorno), digiuno durante il mese del Ramadan, carità (sostegno dei bisognosi), pellegrinaggio alla Mecca. Ha anche parlato di alcune delle credenze basilari dell’Islam come la fede in un solo Dio, negli esseri invisibili, nei libri rivelati da Dio, nei profeti e messaggeri di Dio, nel Giorno del Giudizio e nel destino. La curiosità degli studenti veniva confermata dalle loro tante domande alla fine della presentazione. “È vero che non puoi mangiare carne di maiale e bere alcolici? Cosa succede se lo fai?”; “Le donne musulmane possono truccarsi?”; “È vero che il Corano ti obbliga a uccidere persone di altre religioni?” Pazientemente Shamim rispondeva alle tante domande e curiosità mentre condivideva la sua vita e la sua fede con loro, con noi.

Ero seduto in fondo alla classe e ascoltavo attentamente, rendendomi conto che, sebbene avessi sempre pensato di avere un’idea di base di questa religione, in realtà questi miei pensieri non andavano molto lontano. In realtà non avevo mai parlato con un musulmano della sua fede e la maggior parte delle cose che conoscevo della loro fede provenivano da cose che avevo visto e letto sui media. Sfortunatamente, molte volte, l’Islam è associato ad azioni malvagie, che in realtà non hanno nulla a che fare con questa religione, cosa che Shamim ha ribadito molto chiaramente, condannando tale violenza.

Mentre guidavo verso casa, dopo aver lasciato la mia amica italiana e il mio amico musulmano, diverse domande si facevano strada nella mia testa. È possibile che per tutto questo tempo sia stato guidato da pregiudizi invece che dalla verità? Cosa posso fare per conoscere veramente la realtà della religione di questi miei fratelli? È possibile che invece di credenze che ci dividono abbiamo molte più cose che ci uniscono?

*I nomi sono stati modificati al fine di rispettare la privacy delle persone interessate.

Foto di abd ulmeilk majed

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