Nel bene e nel male

L’importanza della fedeltà

Mi piace pensare che io e mio padre ci siamo sposati entrambi alla stessa età, 27 anni: lui nel 1991 e io il 14 settembre del 2019. Per essere precisi, nel mio caso è stato il giorno in cui ho fatto i miei primi – ma perpetui – voti: tuttavia, la mia promessa di fedeltà basata su un amore totale è stata molto simile per me alle promesse permanenti pronunciate nelle nozze.

Non era la prima volta che il tema della fedeltà si è fatto sentire con forza nella mia vita. Ricordo fin troppo bene il giorno in cui ho detto a uno dei miei superiori che avrei lasciato presto il programma di formazione in medicina per entrare nel Noviziato dei Gesuiti. Con grande benevolenza, le sue parole furono: “Se fossi mio figlio, ti benedirei con entrambe le mani. Ma prima, finisci quello che hai iniziato”. Il suo invito alla fedeltà, all’impegno per un percorso che avevo già intrapreso e – soprattutto – la grande gentilezza che mi ha mostrato mi hanno convinto a rimanere per un altro anno, anche se è stata una decisione dolorosa. Si è rivelato essere uno degli anni di maggiore crescita nella mia vita.

La stessa persona, alcuni anni dopo, avrebbe ricordato a mio fratello – anche lui medico – l’importanza del giuramento di Ippocrate che aveva pronunciato quando stava per affrontare  in prima linea l’epidemia di COVID-19: “Quando hai fatto quel giuramento, hai promesso di dare il tuo massimo. Qualcosa del genere sarebbe potuto succedere ieri, sarebbe potuto succedere domani, sarebbe potuto non succedere mai. È successo oggi. Sii fedele al tuo giuramento”.

La vocazione alla vita religiosa e quella di un medico possono avere alcune somiglianze che spiccano immediatamente: la cura completa per gli altri, il lavoro instancabile, il contatto con ferite profonde e il portare la vita in luoghi di oscurità. Ma la professione pubblica di fedeltà che coinvolge entrambi è forse una somiglianza che spesso passa inosservata.

È questa fedeltà, ispirata alla vocazione e radicata saldamente nell’amore, su cui mi trovo a riflettere molto in questi giorni.

Le settimane di lock-down hanno interrotto le mie relazioni esterne, in particolare con i bambini a cui insegnavo e con i miei compagni d’università: relazioni che erano fonte di consolazione nelle mie ‘missioni’ di catechismo e di studi filosofici. Invece mi sono ritrovato praticamente chiuso in casa, affaticato dalle lezioni su Zoom, con una crescente ripugnanza per le materie che in precedenza mi stimolavano, e mi chiedevo cosa ci facessi qui. Quando molte delle gioie quotidiane di una scelta di vita ti vengono tolte, cosa succede allora? La fedeltà.

L’amore è una scelta che si esprime nella fedeltà, è un modo di vivere. I sentimenti, il piacere, il dispiacere, il dolore, la gioia vanno e vengono, se lo vogliamo o no. Ma l’amore è qualcosa di molto più profondo, molto più raro – ma la buona notizia è che possiamo sceglierlo.

È in momenti come questi che l’amore viene messo a nudo – è solo allora che ti ricordi perché hai scelto di essere qui… non per questo o quel piacere, o queste o quelle relazioni, o questa o quella carriera… no. La scelta è stata per Qualcuno. Quel Qualcuno è ancora qui? Allora ci sono anch’io!

 

Immagine di copertina: Photo by Esther Ann on Unsplash

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