Avicii


«Vivi una vita che ricorderai»

La vita offre delle coincidenze molto strane. Qualche settimana fa, tornando a casa dall’università dopo una giornata abbastanza pesante, ero immerso nel rumore del traffico frenetico di Roma che faceva da fastidioso sottofondo. Non ne potevo più e ho deciso di sentire un po’ di musica. Mi serviva qualcosa per staccare un po’ e sapevo cosa poteva aiutarmi: una playlist di Avicii.
Tante sue canzoni hanno un significato particolare per la mia vita, perché mi hanno spesso accompagnato in tempi felici, di divertimento, mi hanno trasmesso molte emozioni, forza e coraggio. Mi ricordano di tante persone, tante serate nei locali, quando organizzavo le feste con i miei compagni di università e una canzone di Avicii sempre apriva e chiudeva le nostre serate. Quando avevo le mani in aria, quando non potevo sentire una parola a causa delle casse ad alto volume, ma sentivo il cuore che batteva.

Sembra quasi strano, contro ogni logica e metodo tradizionale di preghiera dire che questo tipo di musica mi aiuti a pregare, mi aiuti a rilassarmi e ad abbracciare una parte viva di me. Questo accade proprio perché suscita in me tanti bei ricordi ed emozioni.
Nella tradizione ignaziana la chiamata del gesuita è di «cercare Dio in tutte le cose», e credo che questo si possa fare anche nei testi di una canzone dance-electronic come «Hey Brother». D’altronde la vita non è forse come un viaggio di scoperta e riscoperta di sé («An endless road to rediscover») talvolta intrecciato con dei momenti di difficoltà quando le relazioni non vanno bene? Nonostante ciò, permane un desiderio e una speranza, espressi in forma di domanda: «Credete ancora l’uno nell’altro?» («Do you still believe in one another?»). Quando qualcuno mi fa del male, questa canzone mi aiuta a ricordare che siamo tutti umani, deboli, e bisognosi dell’amore e del perdono, ed e solo con questo atteggiamento che si può sentire il grido del fratello che mi sta accanto. Mi parla del dono dell’amore nel dare tutta la vita in ogni momento, con tutte le persone che incontro lungo il mio cammino.

«Wake me up» mi fa ripensare alla mia vita di giovane, a quanto sia difficile crescere, alle paure e insicurezze di fronte alle varie scelte che la vita ci mette davanti. Il ritmo di questa canzone mi fa sentire quella forza creativa che è la bellezza di essere giovane, quell’angoscia che può diventare una forza che lotta per crescere. Il desiderio di imparare, nonostante le fatiche, e di buttarsi in tutto ciò pur sentendo la paura del non-sapere, del poter sbagliare, del poter perdere.

La canzone «Broken Arrows» ha un testo stupendo ed è accompagnata da un video musicale altrettanto bello. Nel video, il papà di una ragazza riesce a ritrovare sé stesso quando comincia a spendere di nuovo del tempo con sua figlia e quando la vede fare il salto in alto. Solo grazie a questo tempo insieme il padre riesce ad apprezzarla, a vincere la depressione e a ritrovare il suo focus, diventando campione nella sua disciplina sportiva. Questo mi aiuta a ricordare che non sono invincibile e che ho bisogno degli altri. Quando sono troppo centrato su me stesso, mi aiuta a guardare chi mi sta intorno, spesso persone che mi vogliono bene, e a cercare la forza di fare una buona azione verso qualcun altro. Fare un gesto di amicizia mi consegna la chiave che mi fa uscire dal cerchio chiuso della malinconia.

Una delle mie preferite è «Waiting for love». Già l’inizio della canzone («Dove c’è volontà, ci sarà un modo») mi trasmette una certa energia quando mi sento giù, affaticato a causa dei vari impegni quotidiani che mi lasciano senza fiato a fine giornata. La canzone inizia con una voce e un ritmo attenuati e prosegue in crescendo. Capita spesso nella mia giornata di perdere di vista l’essenziale e di fermarmi solo su ciò che non va bene, ciò che ho ancora da fare. Ciò che non sono e ciò che vorrei essere. Ascoltare musica mi aiuta a ricordare tutti i doni che ho ricevuto, tutte le persone che mi offrono la loro vicinanza. Le gioie vissute e i dolori che sono riuscito ad attraversare. Così questi ricordi accendono in me un forte senso di gratitudine. È grazie a questa capacità di ricordare che, nelle parole di Avicii, siamo «invincibili» e «non possiamo essere sconfitti».

Per ultima: «The Nights». Mi trasmette un’emozione inspiegabile di forza, di un desiderio di girare il mondo, di fare delle esperienze indimenticabili, e di vivere una vita piena che ricorderò. Mi parla molto della mia vita e delle mie scelte, di come vorrei essere ricordato quando penso al mio ultimo giorno di vita. Nel percorso degli Esercizi Spirituali, Sant’Ignazio offre una guida su come prendere una decisione. Uno dei suoi suggerimenti è di immaginarti in punto di morte: quali decisioni avrei voluto prendere nella mia vita per «averne allora piena soddisfazione e gioia»? (EE187). Nell’intro del video di «The Nights», si sente la voce di Avicii che dice che quando aveva sedici anni, suo padre gli disse che poteva fare tutto ciò che voleva se si impegnava. Da quel momento Avicii decise di voler essere ricordato più per la vita che vissuta che per i soldi guadagnati. Ed è appunto questo che mi aiuta a ricentrare le mie decisioni sulle fondamenta che contano di più, ritrovando l’equilibrio nei momenti di svogliatezza e di noia.

Due giorni dopo, il 28 aprile 2018, Avicii è morto suicida. La notizia mi ha lasciato profondamente triste, in particolare perché era soltanto un paio di anni più grande di me. Avicii o Tim Bergling, DJ geniale e uomo fragile, è stato schiacciato dal music business. Il suo cuore introverso e riservato non è stato capace di sopportare l’assurda tensione imposta dalla macchina del successo. Si è tolto la vita e la musica si è fermata.

La EDM (Electronic Dance Music), come quella di Avicii, è solitamente associata al desiderio di divertirsi, di vivere le passioni in modo sfrenato, senza fermarsi a fare tante domande, dimenticando tutto e tutti. Una fuga dal mondo, dai problemi.

Sono convinto che quelle stesse parole, quello stesso ritmo, possano essere lette in modo diverso. Penso che ci sia qualcosa di più, che va oltre la logica della pura emotività immediata, che si esaurisce in una notte. Quel battito può inquietare il cuore, renderlo sensibile alla domanda sulla felicità, alla domanda sul senso.
La notte passa, e passano pure tutte le sensazioni. Cosa rimane dopo?

A me rimangono i ricordi delle relazioni e delle amicizie che hanno lasciato un segno, che mi hanno aiutato a crescere e  a diventare chi sono. Mi rimane il ricordo di un giovane DJ, che con la sua musica ha accompagnato la mia giovinezza e che con la sua morte mi ha fatto riflettere sulla mia vita.


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