Albania: Il frastuono del male e il sussurro della fede


L’aquila non dimentica il nido, ma vola alto

L’Albania è da diversi secoli un paese a maggioranza musulmana, con una buona presenza di ortodossi e cattolici. Tra il 1946 e il 1991 è stata oppressa da una delle dittature più crudeli mai viste in Europa. Dal 1967 il regime, guidato dal dittatore comunista Enver Hoxha, ha inasprito la propria politica nei confronti della religione, scatenando quella che fu chiamata lotta contro la “superstizione religiosa”. Tutte le religioni furono vittime di questa persecuzione, che portò alla proclamazione del primo stato ateo al mondo e all’incarcerazione, tortura e morte di migliaia di uomini e donne, tra cui anche moltissimi laici, preti, suore e religiosi cattolici.

Ho avuto il privilegio di incontrare e parlare con Lula, una suora albanese che ha vissuto la giovinezza sotto il regime. Il convento in cui vive è stato, negli anni del regime, la sede della polizia segreta a Scutari, luogo di terrore per il popolo. Accanto al convento, si può ancora visitare una prigione che è stata teatro di atroci torture, dove molti cristiani e musulmani hanno perso la vita.

La prima cosa che mi colpisce di questa donna minuta è il sorriso caldo e dolce. Ha l’aria di essere felice. Quella felicità che è contagiosa.

Ci sediamo in parlatorio e comincia a raccontarmi la sua storia.

Per me è un dono di Dio essere nata in una famiglia cristiana. La mia era la classica famiglia patriarcale. Quando è arrivato il regime comunista ha preso tutte le proprietà private e ha iniziato una persecuzione degli intellettuali. Enver Hoxha voleva azzerare l’intelligenza della nazione.

Hanno cominciato colpendo il popolo alla testa. Poi hanno mirato al cuore.

Sono stata battezzata perché il sacerdote non era stato ancora arrestato. Sono nata nel 1964, tre anni prima che chiudessero tutte le chiese. Gli altri sacramenti li ho fatti di nascosto.

Quando avevo tre anni era vietato persino nominare Dio. A scuola chiedevano spesso ai bambini se sapessero fare il segno della croce. Se qualcuno rispondeva di sì, la famiglia veniva incarcerata o deportata. Quando i miei genitori tornavano a casa, dopo una lunga giornata di lavoro, ci mettevano subito a letto. Io non capivo perché, volevo stare con loro. Ma mio padre diceva “i bambini piccoli hanno bisogno di dormire di più per crescere”. Solo qualche anno dopo capii. Dopo averci messo a letto, scioglievano i cani, sbarravano le finestre e pregavano sottovoce il rosario mentre uno di loro faceva la guardia. Vivevano nella paura perché continuamente la polizia veniva a fare controlli per vedere se possedevi oggetti sacri. Quando ho compiuto sette anni mi hanno fatto pregare con loro. È la mia famiglia che mi ha trasmesso la fede. Io li chiamo “i miei santi”. Avevamo paura, ma grazie ai nostri genitori siamo riusciti a resistere.

Vivevano nel terrore di essere scoperti. La polizia segreta poteva entrare da un momento all’altro. Oppure un vicino poteva denunciarli. O uno dei bambini, ingenuamente, poteva raccontare qualcosa a scuola. Eppure questo non li fermava. Il nome di Dio veniva sussurrato in molte case albanesi.

La nostra famiglia non aveva diritto di frequentare la scuola superiore, perché il nostro clan si era opposto al regime. Così sono andata a lavorare giovanissima. Spesso uscivo di casa senza fare colazione, perché non avevamo abbastanza cibo. Quello che avevamo bastava a malapena per due pranzi scarsi. Mi veniva da piangere. Io sono sempre stata una ragazza allegra, così quando mio nonno mi vedeva piangere mi chiedeva perché. Io rispondevo che al lavoro non mi avevano pagata e non avevamo cibo. E lui mi diceva “abbi fede. Il Signore non ci abbandona”.

Quando avevo vent’anni mio padre mi portò da un sacerdote che era appena uscito di prigione e feci la prima comunione e confessione. Era il giorno più bello della mia vita. Avrei voluto gridare ma non potevo dirlo a nessuno. Nel 1988 ho fatto la cresima.

Le parole di suor Lula sono potenti, ma non ci sento odio o risentimento. Sembra che tutto nella sua vita parli di amore.

Quando avevo circa vent’anni mi sono innamorata di un ragazzo. Lavoravamo insieme e lui era bellissimo. Una persona che non sa innamorarsi di un’altra persona non può innamorarsi di Dio. Ci guardavamo da lontano, erano altri tempi. Lui faceva di proposito un giro lungo pur di vedermi, di guardarmi negli occhi. Eravamo innamorati, ma non eravamo liberi di dirci “ti amo”, di baciarci. Ma i nostri occhi dicevano tutto. Lo sguardo significa molto, conservi la persona nel tuo sguardo. Se guardi Gesù negli occhi ti fa innamorare.

Noi eravamo innamorati, ma non me la sentivo di sposarmi con lui.

Durante il regime facevo diversi lavori. Ho scavato buche per le mine antiuomo, ma principalmente ho lavorato nei campi di tabacco. Poi campi di riso. Era terribile,faceva freddo. Non avevamo scarpe buone e piangevamo dal freddo. Poi c’erano le sanguisughe. Era un tempo davvero difficile.

Dormivamo tutti in una stanza, tutta la famiglia. Dormivamo per terra e di giorno piegavamo le coperte e le mettevamo in un angolo della stanza.

Gli occhi di suor Lula si fanno umidi. E anche i miei. La sua storia mi riporta in mente le parole di Karl Rahner che, chiedendosi cosa succederebbe se la parola ‘Dio’ scomparisse senza lasciare traccia, risponde dicendo che l’uomo “non rimarrebbe mai più sconcertato, silenzioso e preoccupato di fronte al tutto del mondo e di se stesso. Non noterebbe più che egli è solo un singolo esistente, ma non l’essere in generale.[…] l’uomo cesserebbe di essere uomo. Si ridurrebbe un animale ingegnoso”. (K. Rahner, Corso fondamentale sulla fede. Introduzione al concetto di cristianesimo).

Questo è quanto poteva succedere all’Albania, e in parte forse è successo. L’uomo si è disumanizzato, ha cessato di essere uomo e di vedere in chi gli stava accanto un essere umano. Le torture, le violenze, gli omicidi che per cinquant’anni hanno tormentato questa terra ne sono la prova. Il regime alzava la voce, urlava lo strapotere della propria disumanità.

Eppure il male non ha prevalso. Il nome di Dio non è svanito nel nulla. Veniva sussurrato nelle case, la sera, attorno al fuoco, infondendo forza e coraggio a questo popolo che ha deciso di restare umano. La fede – l’umanità!-, in  Albania, è sopravvissuta grazie ai bisbigli coraggiosi dei “santi” di suor Lula e il frastuono del male è stato sconfitto dal sussurro di una brezza leggera.


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